Berluisconi: «Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni della storia italiana»
E’ anche il più bello, quello che andava meglio a scuola,il più vincente nel calcio,quello che ha più successo con le donne,quello che ha guadagnato di più, quello con il più alto indice di popolarità, quello che ha realizzato più opere, quello più visto in T.V., quello più alto, più biondo, più forte, che ha creato il mondo in soli 5 giorni perchè in 6+1 di riposo son buoni tutti, che per resuscitare ci mette solo 2 giorni, perchè due giorni al buio e senza escort ” sai che palle!”.
Insomma e tutto LUI e non non siamo un ca..o!
Almeno secondo LUI.
giovedì 10 settembre 2009
Confronto fra i candidati alla segreteria del PD
Un confronto fra i tre candidati alla segreteria del PD, in diretta Tv, sarebbe il migliore spot per il Partito Democratico.
L'unico modo per far sapere ai cittadini-elettori qual è il nostro pensiero, quali sono le nostre idee, i nostri programmi, la nostra visione del futuro.
Non farlo è solo un regalo all'attuale Premier e a tutto il PdL.
La nave affonda, si salvi chi può!
Dopo Telese, anche Facci lascia il Giornale della famiglia Berlusconi.
Questo il suo articolo su Libero
***
Il mio terrore è che dietro la burbanzosa sicumera di certa destra governativa – dietro la neo ostentazione di uno schematismo destra/sinistra che si è tornati a tagliare con l’accetta, in questo Paese – si celi una progressiva involuzione di tutta la destra italiana. La mia paura, cioè, è che il famoso complesso delle catacombe missine, poi trasfigurate nella nuova e moderna destra di Fiuggi, si stia ri-trasformando in una becera rivendicazione di pulsioni datate e che non hanno niente a che vedere col progetto che il Pdl si era dato da principio. Temo, per dirla malissimo, che una larga parte del Pdl si stia trasformando in pratica nella Destra di Storace: senza che nessuno, tantomeno gli elettori, gli abbia mai chiesto di farlo.
Aggiungo che la frequente militanza ex missina o ciellina di molto personale giornalistico di centrodestra, temo ancora, rischia di avvitarsi in una corsa a inseguimento del lato estremista della consueta «gente»: quella di cui ciascuno, ovviamente, si sente interprete genuino e infallibile.
A chi ritenesse che sto esagerando – com’è possibilissimo – risponderei che in questo centrodestra c’è comunque un clima nervoso, palesemente corroborato dall’ebbrezza di un potere rimasto notoriamente senza avversari. Così gli avversari si fabbricano in casa. Sembrano quasi, certe declarazioni ostentate, come pervase da un afflato liberatorio: e Gianfranco Fini, o meglio il caso Fini, su questo sfondo è divenuto il reagente di tutte le contraddizioni, lo sfiatatoio di apnee che forse duravano da troppo tempo, forse addirittura dal 1994. Perdonate se non mi curo dei presunti retroscena da analisti malati di politica, cioè le corse per il Quirinale o le improbabili successioni a Berlusconi: io mi limito a registrare un paio di cose. Una è questa: non gliene frega più niente a nessuno di atteggiarsi a conservatore illuminato ed europeo, non importa più a nessuno che certe asserzioni di Fini, nella destra di Cameron e Sarkozy, o nei cristiano-democratici della Merkel o dello spagnolo Rajoy, sarebbero considerate addirittura banali. Altro che «compagno Fini». Non importa a nessuno, neppure, di voler incarnare il sogno moderno dei Leo Longanesi, del Mondo di Pannunzio, di Montanelli, della famosa destra risorgimentale e libertaria e balle varie: macché, c’è piuttosto da imitare il lato peraltro inimitabile e sanguigno della Lega, c’è da inventarsi «l’Italia delle piccole comunità e delle periferie urbane» che l’ex socialista Maurizio Sacconi, in un’intervista al Corriere della Sera, ha descritto come se al governo ci fosse ancora Amintore Fanfani; c’è da pensare alle regionali, c’è da bollare come «radicale» chi non lo è stato mai, da laicista di chi è laico e basta; e c’è in generale, e soprattutto, una classe politica che è stata eletta con liste blindate, che spesso non ha neppure mai visto un collegio elettorale in vita propria – al limite qualche patinata cena elettorale – ma che adesso ti parla della piazza anche se ha frequentato solo quella di Ballarò. Ci sono anche i sondaggi, come no: nel caso di certe generiche affermazioni di Fini, però, non valgono neanche quelli, anzi, non vengono menzionati. Il 70 per cento degli elettori di centrodestra (fonte: Crespi Ricerche) è contro il testamento biologico che il governo sta cucinando, ma guai a dirlo; il 51 per cento degli elettori del Pdl è favorevole a un riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, ma è roba da froci, roba da sinistra o, peggio ancora, da destra europea. C’è poi una faccenda che mette in presidente della Camera in una posizione oggettivamente eccentrica – ne convengo pienamente – ed è quella sul voto agli immigrati, posizione che oltretutto è la stessa di Santa Romana Chiesa: e però guardate la disparità di trattamento.
Lo dicessero alla Chiesa, «rientra nei ranghi».
E’ vero, la sinistra applaude Gianfranco Fini: e allora? Applaudirebbero anche un carciofo, se fosse alternativo a Berlusconi. E’ solare che mirano a fomentare divisioni, ci stanno pure riuscendo. Ma non dite che le idee di Fini siano uguali a quelle di un Franceschini, e questo sia perché sono diverse e basta e sia perché, spesso, non sono neppure idee, sono solo uscite genericissime e dettate dall’ecumenismo che il suo ruolo richiede o almeno permette: uscite che ogni volta, però, sono sottoposte a plurimi processi alle intenzioni.
Davvero, io Fini neppure lo conosco e della sua ascesa politica m’importa relativamente. Certe sue uscite forcaiole non gliele perdonerò mai, per quanto possa interessarvi. Però so, e ho visto, che ha fatto un percorso mica da ridere, ha pagato prezzi salati e senz’altro discutibili – certi suoi bagni penitenziali li ho trovati, quelli sì, cattocomunisti – e comunque ha elaborato e sofferto lo scioglimento di un partito storico per ben due volte.
Ha fatto bene? Ha fatto male? Chissà. A oggi sappiamo solo che tutto questo è servito per ritrovarsi stampate nero su bianco, un bel mattino, le ciniche espettorazioni giornalistiche di chi gli ha intimato di punto in bianco: «Rientra nei ranghi, sei ridicolo».
I ranghi.
A pensarla come Gianfranco Fini sono in milioni, nel centrodestra, e in milioni fisiologicamente non la pensano come lui: volete smembrare gli uni dagli altri, ciascuno nel suo preciso rango? Non è difficile: basterebbe tornare alla Repubblica multipartitica, basterebbe non mettersi in testa fondare il più grande partito della storia d’Italia come però, ecco, è stato fatto: un crogiolo composito, complesso, ridondante, soprattutto molto più e ambizioso dei ranghi da caserma prefigurati da qualche bollito con in mano il Winchester. La terza parola che compone il nome del partito – il Pdl – forse andrebbe riletta e riletta sino a stamparsela nel cranio una volta per tutte.
Mica i ranghi.
Questo il suo articolo su Libero
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Il mio terrore è che dietro la burbanzosa sicumera di certa destra governativa – dietro la neo ostentazione di uno schematismo destra/sinistra che si è tornati a tagliare con l’accetta, in questo Paese – si celi una progressiva involuzione di tutta la destra italiana. La mia paura, cioè, è che il famoso complesso delle catacombe missine, poi trasfigurate nella nuova e moderna destra di Fiuggi, si stia ri-trasformando in una becera rivendicazione di pulsioni datate e che non hanno niente a che vedere col progetto che il Pdl si era dato da principio. Temo, per dirla malissimo, che una larga parte del Pdl si stia trasformando in pratica nella Destra di Storace: senza che nessuno, tantomeno gli elettori, gli abbia mai chiesto di farlo.
Aggiungo che la frequente militanza ex missina o ciellina di molto personale giornalistico di centrodestra, temo ancora, rischia di avvitarsi in una corsa a inseguimento del lato estremista della consueta «gente»: quella di cui ciascuno, ovviamente, si sente interprete genuino e infallibile.
A chi ritenesse che sto esagerando – com’è possibilissimo – risponderei che in questo centrodestra c’è comunque un clima nervoso, palesemente corroborato dall’ebbrezza di un potere rimasto notoriamente senza avversari. Così gli avversari si fabbricano in casa. Sembrano quasi, certe declarazioni ostentate, come pervase da un afflato liberatorio: e Gianfranco Fini, o meglio il caso Fini, su questo sfondo è divenuto il reagente di tutte le contraddizioni, lo sfiatatoio di apnee che forse duravano da troppo tempo, forse addirittura dal 1994. Perdonate se non mi curo dei presunti retroscena da analisti malati di politica, cioè le corse per il Quirinale o le improbabili successioni a Berlusconi: io mi limito a registrare un paio di cose. Una è questa: non gliene frega più niente a nessuno di atteggiarsi a conservatore illuminato ed europeo, non importa più a nessuno che certe asserzioni di Fini, nella destra di Cameron e Sarkozy, o nei cristiano-democratici della Merkel o dello spagnolo Rajoy, sarebbero considerate addirittura banali. Altro che «compagno Fini». Non importa a nessuno, neppure, di voler incarnare il sogno moderno dei Leo Longanesi, del Mondo di Pannunzio, di Montanelli, della famosa destra risorgimentale e libertaria e balle varie: macché, c’è piuttosto da imitare il lato peraltro inimitabile e sanguigno della Lega, c’è da inventarsi «l’Italia delle piccole comunità e delle periferie urbane» che l’ex socialista Maurizio Sacconi, in un’intervista al Corriere della Sera, ha descritto come se al governo ci fosse ancora Amintore Fanfani; c’è da pensare alle regionali, c’è da bollare come «radicale» chi non lo è stato mai, da laicista di chi è laico e basta; e c’è in generale, e soprattutto, una classe politica che è stata eletta con liste blindate, che spesso non ha neppure mai visto un collegio elettorale in vita propria – al limite qualche patinata cena elettorale – ma che adesso ti parla della piazza anche se ha frequentato solo quella di Ballarò. Ci sono anche i sondaggi, come no: nel caso di certe generiche affermazioni di Fini, però, non valgono neanche quelli, anzi, non vengono menzionati. Il 70 per cento degli elettori di centrodestra (fonte: Crespi Ricerche) è contro il testamento biologico che il governo sta cucinando, ma guai a dirlo; il 51 per cento degli elettori del Pdl è favorevole a un riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, ma è roba da froci, roba da sinistra o, peggio ancora, da destra europea. C’è poi una faccenda che mette in presidente della Camera in una posizione oggettivamente eccentrica – ne convengo pienamente – ed è quella sul voto agli immigrati, posizione che oltretutto è la stessa di Santa Romana Chiesa: e però guardate la disparità di trattamento.
Lo dicessero alla Chiesa, «rientra nei ranghi».
E’ vero, la sinistra applaude Gianfranco Fini: e allora? Applaudirebbero anche un carciofo, se fosse alternativo a Berlusconi. E’ solare che mirano a fomentare divisioni, ci stanno pure riuscendo. Ma non dite che le idee di Fini siano uguali a quelle di un Franceschini, e questo sia perché sono diverse e basta e sia perché, spesso, non sono neppure idee, sono solo uscite genericissime e dettate dall’ecumenismo che il suo ruolo richiede o almeno permette: uscite che ogni volta, però, sono sottoposte a plurimi processi alle intenzioni.
Davvero, io Fini neppure lo conosco e della sua ascesa politica m’importa relativamente. Certe sue uscite forcaiole non gliele perdonerò mai, per quanto possa interessarvi. Però so, e ho visto, che ha fatto un percorso mica da ridere, ha pagato prezzi salati e senz’altro discutibili – certi suoi bagni penitenziali li ho trovati, quelli sì, cattocomunisti – e comunque ha elaborato e sofferto lo scioglimento di un partito storico per ben due volte.
Ha fatto bene? Ha fatto male? Chissà. A oggi sappiamo solo che tutto questo è servito per ritrovarsi stampate nero su bianco, un bel mattino, le ciniche espettorazioni giornalistiche di chi gli ha intimato di punto in bianco: «Rientra nei ranghi, sei ridicolo».
I ranghi.
A pensarla come Gianfranco Fini sono in milioni, nel centrodestra, e in milioni fisiologicamente non la pensano come lui: volete smembrare gli uni dagli altri, ciascuno nel suo preciso rango? Non è difficile: basterebbe tornare alla Repubblica multipartitica, basterebbe non mettersi in testa fondare il più grande partito della storia d’Italia come però, ecco, è stato fatto: un crogiolo composito, complesso, ridondante, soprattutto molto più e ambizioso dei ranghi da caserma prefigurati da qualche bollito con in mano il Winchester. La terza parola che compone il nome del partito – il Pdl – forse andrebbe riletta e riletta sino a stamparsela nel cranio una volta per tutte.
Mica i ranghi.
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Fannulloni a Palazzo Chigi
Il 17 dicembre il Premier si è assentato dal lavoro per un indisposizione fisica, ma ora sappiamo che era in "altre faccende affaccendato".
Quindi si tratta di un FANNULLONE, che si assenta dal proprio posto di lavoro con un discutibili pretesto per andare, o meglio, per restare a casa a divertirsi un po'.
Quindi si tratta di un FANNULLONE, che si assenta dal proprio posto di lavoro con un discutibili pretesto per andare, o meglio, per restare a casa a divertirsi un po'.
venerdì 4 settembre 2009
L'Aquila: le casette non bastano e intanto sgomberano la tendopoli.
A L'Aquila stanno avvenendo dei fatti strani, la tendopoli di Piazza d'armi la più grande dell'Aquila con i suoi 1.050 sfollati è stata sgomberata, gli sfollati dispersi alcuni nella caserma Coppito( la stessa del G8) altri negli alberghi dell'Aquila o ad Avezzano o sulla costa.
In poche parole, tutti fuori dalla tendopoli anche se nessuno è tornato nella propria casa e neanche nelle, ormai celebri, casette di legno.
Tutto ciò avviene mentre si diffonde la notizia che le casette di legno non sono sufficienti per tutti gli sfollati e quindi molto di loro passeranno l'inverno accampati qui o là.
Quindi se arrivasse l'inverno, e si sa che a L'Aquila il freddo giunge presto,e gli sfollati fossero ancora nelle tende, sarebbe palese la disorganizzazione della ricostruzione, sarebbe palese l'esiguità delle risorse impiegate.
Ma se gli sfollati saranno "dispersi" nei vari alberghi, chiusi nelle caserme, "distribuiti" nelle varie città abruzzesi, si toglierà ogni evidenza della dosorganizzazione, se un giornalista trovasse uno sfollato in un albergo di Avezzano o in un B&B di Sulmona, il governo avrebbe gioco facile nell'affermare che è uno dei pochi a non avere assegnato l'alloggio.
Non solo, sarà difficile organizzare una manifestazione di protesta da parte degli sfollati, se questi fossero spalmati in decine di città o chiusi nelle caserme, avrebbero ovvie difficoltà di comunicazione e di coordinamento.
Quindi questo "sgombero" della tendopoli appare più come una azione preventiva contro possibili proteste per la mancata ricostruzione e l'insufficienza delle case provvisorie.
E sembra, poi, un'operazione di facciata per poter dire fra pochre settimane che le tendopoli non ci sono più e che gli Aquilani sono tutti nelle case o nelle "casette".
In poche parole, tutti fuori dalla tendopoli anche se nessuno è tornato nella propria casa e neanche nelle, ormai celebri, casette di legno.
Tutto ciò avviene mentre si diffonde la notizia che le casette di legno non sono sufficienti per tutti gli sfollati e quindi molto di loro passeranno l'inverno accampati qui o là.
Quindi se arrivasse l'inverno, e si sa che a L'Aquila il freddo giunge presto,e gli sfollati fossero ancora nelle tende, sarebbe palese la disorganizzazione della ricostruzione, sarebbe palese l'esiguità delle risorse impiegate.
Ma se gli sfollati saranno "dispersi" nei vari alberghi, chiusi nelle caserme, "distribuiti" nelle varie città abruzzesi, si toglierà ogni evidenza della dosorganizzazione, se un giornalista trovasse uno sfollato in un albergo di Avezzano o in un B&B di Sulmona, il governo avrebbe gioco facile nell'affermare che è uno dei pochi a non avere assegnato l'alloggio.
Non solo, sarà difficile organizzare una manifestazione di protesta da parte degli sfollati, se questi fossero spalmati in decine di città o chiusi nelle caserme, avrebbero ovvie difficoltà di comunicazione e di coordinamento.
Quindi questo "sgombero" della tendopoli appare più come una azione preventiva contro possibili proteste per la mancata ricostruzione e l'insufficienza delle case provvisorie.
E sembra, poi, un'operazione di facciata per poter dire fra pochre settimane che le tendopoli non ci sono più e che gli Aquilani sono tutti nelle case o nelle "casette".
giovedì 3 settembre 2009
Ma saranno cazzi nostri?
Berlusconi: "bisogna chiudere la bocca a quegli organismi anche internazionali che continuano a diffondere dati di calo dell'economia anche di 5 punti".
Tremonti : " se ci fosse buon senso da parte di tutti di starsene zitti per un anno o due"
Berlusconi: " gli imprenditori dovrebbero minacciare di non dare più pubblicità a quei media che secondo il presidente sono essi stessi fattori di crisi".
Berlusconi: " Commissari e portavoce non devono intervenire pubblicamente su alcun tema"
Se aggiungiamo:
- Tremonti che chiede il silenzio sulle stime economiche fino a settembre.
- Tremonti : che fa un esposto contro la Gabanelli e Report.
Sembra che il Governo voglia dire a tutti: " Ma vi state un po' zitti e ci lasciate fare i cazzi nostri in santa pace!"
Tremonti : " se ci fosse buon senso da parte di tutti di starsene zitti per un anno o due"
Berlusconi: " gli imprenditori dovrebbero minacciare di non dare più pubblicità a quei media che secondo il presidente sono essi stessi fattori di crisi".
Berlusconi: " Commissari e portavoce non devono intervenire pubblicamente su alcun tema"
Se aggiungiamo:
- Tremonti che chiede il silenzio sulle stime economiche fino a settembre.
- Tremonti : che fa un esposto contro la Gabanelli e Report.
Sembra che il Governo voglia dire a tutti: " Ma vi state un po' zitti e ci lasciate fare i cazzi nostri in santa pace!"
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mercoledì 2 settembre 2009
Vox populi
Ieri, con mia vicina di casa un po' in là con gli anni si parlava della vita in genere, quando l'argomento è caduto sull'influenza A e lei mi dice che "Per fortuna che c'è Berlusconi che non fa sbarcare questi stranieri, perchè guarda quante malattie ci portano, come questa inluenza, che prima in Italia non c'era, ma per colpa loro..."
A questo punto mi si annebbiata la vista per l'incazzatura e non ho più ascoltato se non una seria di bla bla bla.
Ma questo è il potere dell'informazione, questo fanno i media.
Basta affiancare le notizie immigrazione-sbarco clandestini-influenza A, che creano una associazione di idee volta a disorcere la realtà e a creare una sorta di propaganda subliminale.
Contro tutto questo si schiera Repubblica e tutti i quotidiani non allineati, ma spesso è come lottare contro i mulini a vento o contro anziani un po' ottusi e ubriachi di T.V.
E la realtà diventa un unico bla, bla, bla.
A questo punto mi si annebbiata la vista per l'incazzatura e non ho più ascoltato se non una seria di bla bla bla.
Ma questo è il potere dell'informazione, questo fanno i media.
Basta affiancare le notizie immigrazione-sbarco clandestini-influenza A, che creano una associazione di idee volta a disorcere la realtà e a creare una sorta di propaganda subliminale.
Contro tutto questo si schiera Repubblica e tutti i quotidiani non allineati, ma spesso è come lottare contro i mulini a vento o contro anziani un po' ottusi e ubriachi di T.V.
E la realtà diventa un unico bla, bla, bla.
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L'Abruzzo dimenticato
Dell'Abruzzo non parla più nessuno, ma la popolazione Aquilana è ancora nelle tende e l'inverno è alle porte e solo oraq s'accorgono che le casette di legno in costruzione non sono sufficienti per tutti gli sfollati.
Da www.inabruzzo.com:
Le case non bastano, appelli a catena
L’Aquila - Le case che vengono rapidamente approntate per dare un tetto ai terremotati aquilani non basteranno che per meno di un terzo di coloro che le aspettano, ormai lo ammettono tutti e gli appelli si susseguono a ritmo incalzante. Occorre provvedere e anche subito, perchè la riapertura delle scuole il 21 settembre incalza: se si vuole che la gente torni in città, occorrono case per tutti. Secondo Giorgio De Matteis, almeno 50.000 persone. La presidente della Provincia Pezzopane ha rivolto un pressante messaggio al capo della Protezione civile Bertolaso “per garantire a tutti una casa, sia di muratura, di legno, su ruote, un alloggio in affitto, un albergo” o qualsiasi altro modo che dia sicurezza e conforto a migliaia di persone ormai ko per lo stress, la paura, i traumi subiti, le preoccupazioni per i figli e le prospettive per i prossimi mesi.
Per la Pezzopane ormai è fuori discussione: 4.500 case non bastano, e si sarebbe dovuto prenderne atto prima, in tempo. Per la presidente occorre un urgente piano integrativo della Protezione civile, che pare intenzionata a decisioni di questo tipo. Non si esclude, come suggerisce De Matteis che da giorni batte su questo tasto, di fare ricorso alle caserme Pasquali e Campomizzi.
Il sindaco Massimo Cialente ha riferito stasera di aver rivolto richieste precise e pressanti alla Protezione civile, insistendo su una possibilità di soluzione che al primo cittadino - e non soltanto a lui a questo punto - pare l’unica possibile: case di legno, case su ruote, abitazioni momentanee ma confortevoli e sicure, da collocare ovunque sia possibile senza stravolgere il tessuto cittadino e quello delle frazioni più prossime. La gente non deve essere “sbaraccata” troppo lontano, non deve subire altri traumi: deve semplicemente avere una casa in cui abitare, provvisoria quanto si vuole, ma una casa degna di questo nome. Oggi il mercato e la tecnologia consentono di innalzare strutture rapidamente e decorosamente. Una casa per tutti, questo sembra l’appello corale delle autorità aquilane. Ma purtroppo come spesso accade, si sta alzando la voce troppo tardi, all’inizio di settembre e si sarebbe dovuto farlo molto prima, come solo pochissimi sostenevano: tra loro, a dire il vero, la Pezzopane e il sindaco che di case di legno aveva parlato due mesi fa. Risposte non se ne sono avute, la politica ha tardato, i conti sono stati sbagliati e soprattutto la Regione ha preferito andare in ferie. E in ferie sta tuttora.
Per le case non si commetta lo stesso errore di valutazione e forse di leggerezza che a suo tempo, il 30 marzo, commise la Commissione grandi rischi, che sottovalutò il rischio di un imprevedibile, ma possibile forte terremoto. La gente chiede la casa prima che inizi l’autunno, altrimenti L’Aquila è da considerare città quanto meno dimezzata, se non defunta. Si sarebbe dovuto sapere prima che le case non sarebbero bastate. Ma oggi teniamo lontani gli esperti dei grandi rischi, perchè anche adesso il grande rischio è una incombente urgenza.
Da www.inabruzzo.com:
Le case non bastano, appelli a catena
L’Aquila - Le case che vengono rapidamente approntate per dare un tetto ai terremotati aquilani non basteranno che per meno di un terzo di coloro che le aspettano, ormai lo ammettono tutti e gli appelli si susseguono a ritmo incalzante. Occorre provvedere e anche subito, perchè la riapertura delle scuole il 21 settembre incalza: se si vuole che la gente torni in città, occorrono case per tutti. Secondo Giorgio De Matteis, almeno 50.000 persone. La presidente della Provincia Pezzopane ha rivolto un pressante messaggio al capo della Protezione civile Bertolaso “per garantire a tutti una casa, sia di muratura, di legno, su ruote, un alloggio in affitto, un albergo” o qualsiasi altro modo che dia sicurezza e conforto a migliaia di persone ormai ko per lo stress, la paura, i traumi subiti, le preoccupazioni per i figli e le prospettive per i prossimi mesi.
Per la Pezzopane ormai è fuori discussione: 4.500 case non bastano, e si sarebbe dovuto prenderne atto prima, in tempo. Per la presidente occorre un urgente piano integrativo della Protezione civile, che pare intenzionata a decisioni di questo tipo. Non si esclude, come suggerisce De Matteis che da giorni batte su questo tasto, di fare ricorso alle caserme Pasquali e Campomizzi.
Il sindaco Massimo Cialente ha riferito stasera di aver rivolto richieste precise e pressanti alla Protezione civile, insistendo su una possibilità di soluzione che al primo cittadino - e non soltanto a lui a questo punto - pare l’unica possibile: case di legno, case su ruote, abitazioni momentanee ma confortevoli e sicure, da collocare ovunque sia possibile senza stravolgere il tessuto cittadino e quello delle frazioni più prossime. La gente non deve essere “sbaraccata” troppo lontano, non deve subire altri traumi: deve semplicemente avere una casa in cui abitare, provvisoria quanto si vuole, ma una casa degna di questo nome. Oggi il mercato e la tecnologia consentono di innalzare strutture rapidamente e decorosamente. Una casa per tutti, questo sembra l’appello corale delle autorità aquilane. Ma purtroppo come spesso accade, si sta alzando la voce troppo tardi, all’inizio di settembre e si sarebbe dovuto farlo molto prima, come solo pochissimi sostenevano: tra loro, a dire il vero, la Pezzopane e il sindaco che di case di legno aveva parlato due mesi fa. Risposte non se ne sono avute, la politica ha tardato, i conti sono stati sbagliati e soprattutto la Regione ha preferito andare in ferie. E in ferie sta tuttora.
Per le case non si commetta lo stesso errore di valutazione e forse di leggerezza che a suo tempo, il 30 marzo, commise la Commissione grandi rischi, che sottovalutò il rischio di un imprevedibile, ma possibile forte terremoto. La gente chiede la casa prima che inizi l’autunno, altrimenti L’Aquila è da considerare città quanto meno dimezzata, se non defunta. Si sarebbe dovuto sapere prima che le case non sarebbero bastate. Ma oggi teniamo lontani gli esperti dei grandi rischi, perchè anche adesso il grande rischio è una incombente urgenza.
martedì 1 settembre 2009
Verba volant/7
Tripoli, 31 agosto 2009, Berlusconi: Una "politica vera di integrazione" passa per il rigore. Poi: "Se vogliamo procedere a una politica vera di integrazione - dice - dobbiamo essere rigorosi per non aprire l'Italia a chiunque". Questo per il pubblico italiano, perchè poco dopo, rivolgendosi ad un pubblico nordaficano afferma:
da byteliberi
Capisco l'incoerenza congenita del Premier se a distanza di giorni, ma nello stesso giorno è un record.
da byteliberi
Capisco l'incoerenza congenita del Premier se a distanza di giorni, ma nello stesso giorno è un record.
Sull'omicidio di Garlasco
Leggo che una superperizia scagionerebbe Alberto Stasi dall'omicidio di Chiara Poggi, in quanto l'unico accusato nel momento in cui avveniva l'omicidio stava lavorando col suo computer.
Ora, non voglio emntrare nel merito della questione interrogandomi se Stasi sia o meno l'assassino di Chiara, ma trovo angosciante il metodo delle indagini, spesso apparse farraginose e alla ricerca di indizi di colpevolezza del presunto assassino e non di ricerca degli indizi su chi fosse l'assassino.
In pratica l'impressione è che individuato il presunto assassino si sia proceduto a ricercare tutte le prove che potessero suffragare la tesi.
Ma c'è dell'altro, mi angoscia ancor di più il fatto che gli inquirenti sembrano essersi rivolti contro Stasi affermando che non poteva essere stato che lui, cioè, nonostante che ci sia carenza di prove schiaccianti contro l'imputato, si procede affermando che lui e solo lui poteva avere commesso l'omicidio, si va per esclusione.
Mi sembra un po' poco per condannare una persona per omicidio e forse è poco anche per incriminarla.
Ora, non voglio emntrare nel merito della questione interrogandomi se Stasi sia o meno l'assassino di Chiara, ma trovo angosciante il metodo delle indagini, spesso apparse farraginose e alla ricerca di indizi di colpevolezza del presunto assassino e non di ricerca degli indizi su chi fosse l'assassino.
In pratica l'impressione è che individuato il presunto assassino si sia proceduto a ricercare tutte le prove che potessero suffragare la tesi.
Ma c'è dell'altro, mi angoscia ancor di più il fatto che gli inquirenti sembrano essersi rivolti contro Stasi affermando che non poteva essere stato che lui, cioè, nonostante che ci sia carenza di prove schiaccianti contro l'imputato, si procede affermando che lui e solo lui poteva avere commesso l'omicidio, si va per esclusione.
Mi sembra un po' poco per condannare una persona per omicidio e forse è poco anche per incriminarla.
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