martedì 4 agosto 2009

In quei pomeriggi salentini



Questo testo l'ho scritto a Beppe Severgnini ed è stato pubblicato sulla rubrica Italians, lo riporto qui di seguto, perchè in questi pomeriggi estivi, mi ritornano in mente quelli della mia infanzia a Lecce, e trovo che oggi sarebbero irriproducibili.

L'Italia che ricordo non era così.
Ricordo, che d'estate, negli afosi e silenzios pomeriggi salentini, mentre tutti dormivamo, nel silenzio si ascoltava una voce ripetere "Eho! Eho!"
Lo chiamavamo il "marocchino" era un ambulante, che spingeva un carretto pieno di tappeti, piccole radio, stracci, biccheri.
Tutti scendevamo in strada, noi bambini a guardare le prime radio cuffie, gli uomini trapani e attrezzi per bricolage,le donne lampade,tappeti.
Lo chiamavamo marocchino, ma non si sapeva da dove venisse e nessuno si poneva il problema, nè del suo permesso di soggiorno, nè della sua religione, le donne portavano acqua fresca all'ambulante e lui ringraziava e tornava al suo giro di paesino, in paesino spingendo quel carretto.
Oggi lo fermerebbero i vigili per intralcio alla circolazione, i carabinieri gli chiederebbero di continuo se ha permesso di soggiorno e gli abitanti del paese si lamenterebbero del disturbo al queto sonnecchiare durente un afoso pomeriggio salentino.
Lui sarebbe lo stesso "marocchino", noi gli stessi cittadini, è cambiato tutto il resto.

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